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ALTAVILLA MIA
PERIODICO DI VITA PAESANA FONDATO NEL 1981 DA FEDERICO MUSCO
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NINO DI TROIA
(DININO) |
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NINO DI TROIA nasce ad Altavilla Irpina (Av) nel 1955, frequenta il Liceo artistico di Benevento, allievo del prof. Mimmo Paladino, poi frequenta l'Accademia delle belle Arti di Napoli
specializzandosi in scenografia teatrale.
Dopo una breve parentesi teatrale curando delle messe in scena di opere di autori contemporanei, si dedica completamente alla pittura.
Fin dalle sue prime mostre attira l'attenzione della critica più attenta ed impegnata rivelando la sua capacità di " saper vedere la realtà al di sopra degli schemi"
Ha partecipato a diverse manifestazioni artistiche di rilevanza nazionale ed internazionale, tra le sue principali mostre vengono ricordate:
1980 Castel dell'Ovo, Napoli ; (collettiva allievi dell'Accademia)
1986 Galleria "Linneo", Genova;
1987 Galleria " Centro d'Arte Igea", Roma;
1988 Circolo della stampa, Avellino;
1990 Palazzo Verginiani, Altavilla;
1991 Accademia Toscana " il Macchiavello", Firenze
1992 Galleria d'Arte "Etruria" Cuneo
1993 Fiera Arte Roma;
1996 ex carcere Borbonico, Avellino;
1998 Villa Comunale, Caserta, Premio Regionale "Arte e immagine" 1° premio
1998 Benevento Arte Contemporanea, studio De Noia, Benevento;
1999 Palazzo LITTO, Avellino
1999 Mostra personale presso " Skhinoflers" c/so del Rinascimento, Roma
2000 Centro culturale "L'Approdo" Avellino; ( collettiva "Artisti DiVini")
2000 Antico Palazzo Bondi. Fiumalbo , (collettiva Club artisti riuniti)
2000 Petrofil arte Milano
2000 Galleria comunale Isernia
2000 Galleria Palazzo BOSCO, Benevento
2001 Galleria Palazzo San Giorgio ,Campobasso,
2002 Galleria Palazzo Genovese, Salerno,
2003 Chiesa del Carmine , Avellino |
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IL PAESAGGIO DELLA SOLITUDINE
La malinconia è uno dei motivi dominanti nella poetica di Nino Di Troia ( Dinino è lo pseudonimo di questo pittore Dell'Irpinia).
Il racconto, suo figurale, ha una propria concretezza narrativa.
Sono dipinti essenziali, dove la storia o, meglio, la vicenda narrata si muove , con garbo, entro lo spazio limitato della tela, come nella ricerca emblematica di "Donna al tramonto",
composizione dai forti tratti informali.
Ma entro questo limite, egli porta alla ribalta situazioni che esprimono atmosfere struggenti, come in " Figura di donna nel corridoio del treno" e ne " Il treno
va"
Dinino recupera, in chiave contemporanea, l'Espressionismo storico tedesco, come hanno fatto non pochi artisti della figurazione del secondo dopoguerra. Ricordiamo il caso di Renato Guttuso e quello di
Alberto Sughi, che più si avvicina a Dinino.
Mentre costoro hanno condotto una ricerca in chiave di un giusto e corretto realismo sociale. Dinino pare ritrarsi dal reale per portare, al contrario, in superficie situazioni di una malinconia
esistenziale, tutt'altro che appariscente.
In questo senso, "Dietro la tenda rossa", a mio avviso, è uno tra i suoi lavori più significativi.
La contemporaneità, narrata da Dinino, attraverso la tensione di segni e colori, vive un proprio dolore, una contemporaneità dove gli uomini soffrono in solitudine ( vedi " Sala d'attesa").
Di solitudine sociale ( vedi "L'uomo dal fiore in bocca"). Di " splaen" direbbero gli inglesi.
La vita e le vicissitudini dei suoi personaggi si svolgono entro interni, spazi chiusi.
Se nelle sue tele si scorge un paesaggio come sfondo, pensiamo alla rappresentazione persuasiva de " Il pittore al balcone", allora, alberi, monti, orizzonte nel momento malinconico del
tramonto, paiono la finzione di un sipario teatrale.
Dinino privilegia esclusivamente la rappresentazione della solitudine, dove i personaggi - donne o uomini , che siano - paiono vestirsi in modo anonimo, borghese, ed hanno volti in un
atteggiamento assente, contemplativo, dello sguardo in attesa di un ipotetico evento (vedi "La famiglia del pittore").
Egli dipinge, anzi segna tramite il colore. Non esegue schizzi anticipatori. Su foglietti di carta, di questa situazioni esistenziali che egli capta. Al contrario, il pittore avverte
la necessità di portare immediatamente sulla superficie della tela le proprie emozioni prima che queste si dileguino ( vedi " Il palchetto rosso").
Dinino ha una propria coerenza formale. Infatti, la variazione dei temi figurali non modifica il suo stile, per cui queste sue pagine pittoriche dedicate all'esistenza umana contemporanea hanno un
proprio rigore.
Sono composizioni che esprimono la "messa in scena" di condizioni umane silenziose, specchio di un modo di vita.
Dinino esalta la conoscenza di motivi figurali-individuali anonimi, che possono essere letti in chiave di conoscenza generale.
La sua ricerca - pur evitando forzate drammaticità esteriori - riesce ad esprimere il microcosmo della coscienza umana, senza con questo portare il racconto ad una forzata tensione espressiva. Egli, in
effetti, restituisce ad ogni suo protagonista l'illusione di una dignità.
PAOLO LEVI |