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Chissà perché quando si pensa al Natale sembra di vedere sempre candide immagini di genuflessi pastorelli appoggiati a bianche pecorelle, come sembra di udire melodiose nenie suonate da zampogne e ciaramelle. Forse è l' inconscio ricordo del passato o forse l'inconfessato desiderio di rivivere l'atmosfera di quei Natali che non rivedremo più. Una volta arrivavano gli zampognari, a ricordare l'imminenza della ricorrenza, vestiti con il classico costume completato dal nero pastrano. Poi, abbandonato il costume, restavano i caratteristici strumenti a deliziare le orecchie. Oggi, e già da qualche anno, si vedono arrivare in paese due intraprendenti giovinastri in jeans e maglione che con un corno ed una tromba tentano di tenere in vita una tradizione ormai scomparsa. Negozio dopo negozio girano il paese obbedendo ad un muto comando: Maestro che si suona? Sempre lo stesso…. Tu scendi dalle Stelle! In Chiesa, una volta, c'era un presepe grande grande con i pastori che giravano senza mai fermarsi e nel cielo, alla mezzanotte del 24, una stella luminosa solcava la fredda aria della notte percorrendo tutto il corso, sotto gli occhi di grandi e piccini, per arrivare all'ingresso della Chiesa madre. Oggi alla mezzanotte del 24 centinaia di giovanotti e signorine si ritrovano davanti al Tempio di Maria Assunta per godere della reciproca compagnia, tra "tric trac" e "botte a muro", con il pretesto di una Messa che non ascolteranno mai. Poteva essere un Natale con un Presepe vivente e non lo è stato. L'idea delle volontarie di Maria Immacolata, anche se non originale, si è infranta per mancanza d'interpreti: Giuseppe, Maria e il Bambinello, con tutto il rispetto per la sacralità dei personaggi, sono veramente pochi per dar vita alla programmata ricostruzione storica. Il Natale dello sportivo, senza nulla togliere alla bontà della manifestazione, aveva ben poco di natalizio tra kung fu, karate e svolazzanti fanciulle che richiamavano il Natale con una coreografia già vista l'anno scorso. Che siamo nel periodo dedicato alla famiglia e ai presepi è sicuro come la morte, non si può sbagliare. Arrivano le commedie e le locandine delle varie compagnie teatrali fugano ogni dubbio anche al più distratto. Quest'anno è andata meglio degli altri anni. All'appello non ci sono proprio tutte le compagnie e le locandine lo confermano. Ci sono gli "Amici d' Eduardo", "Quelli che" vogliono tanto bene agli Amici d' Eduardo e i "Nemici" degli Amici d'Eduardo; effettivamente mancano all'appello i "Giovani" nipoti dei nemici degli Amici d'Eduardo. Un fenomeno culturale, quello del teatro altavillese, sicuramente unico al mondo e che regala ad Altavilla l'eccezionale primato di 1 attore ogni 50 abitanti. Bisogna prendere anche atto, però con molta ironia, che proprio dal teatro arriva l'unica ventata natalizia, di quelle che ti procurano un senso di profonda gioia e di grande felicità, una novità in assoluto: "Natale in casa Cupiello" (appello a Ninuccio Di Troia: perdonami!). L'addobbo natalizio del corso è fantastico, ti fa sentire addirittura più giovane di quattro anni con quelle luci e quelle stelle sempre uguali dal 96 ad oggi. In mezzo a tutto ciò fanno quasi tenerezza i ragazzi della Scuola Media che, in costume ebraico, percorrono le strade del paese sotto lo sguardo della Preside e l'indifferenza generale.
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