ALTAVILLA mia

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Periodico di vita altavillese fondato nel 1981 da Federico Musco

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VITA DI MINIERA
Ernesto Crescitelli
racconta….
Già a dieci anni giù in maniera a pulire i forni.  La tragica morte di mio padre nell'officina meccanica: "disteso per terra tremava come se fosse stato morso da un animale velenoso.

Storia raccolta da
Luigi Pagnozzi

"Non so esattamente quando ho cominciato a lavorare giù alla miniera, comunque non avevo più di dieci o undici anni. Ricordo  era in pieno svolgimento la prima guerra mondiale e quindi correva l'anno 1916-17. Mi alzavo molto presto la mattina ed insieme a mio padre si percorreva la "Cupitella". Mi avevano assunto come garzone per pulire i forni ove venivano cotti i pani di zolfo. Dopo una pesante giornata di lavoro avevo guadagnato una lira e mezza. Ricordo come fosse ieri la giornata più brutta della mia vita, la tragica perdita di mio padre. Mi trovavo sotto uno dei tanti forni intento a pulirlo quando sentii delle grida provenienti dall'officina meccanica ove lavorava mio padre Antonio. Uscito alla luce, notai all'ingresso una folla di persone ed altre che si aggiungevano col passare dei minuti. Qualcuno gridava, qualcun altro si toglieva il cappello dalla testa ed altre ancora camminavano avanti ed indietro con atteggiamento nervoso e sofferente. Nel giro di cinque minuti si erano raccolti più di cento operai tra cui qualche dirigente della miniera. Capii che era successo qualcosa di grave, non avevo il coraggio di avvicinarmi. Cercavo di respingere con forza la preoccupazione che aveva cominciato ad assalire la mia mente. "Lì dentro lavora mio padre, speriamo non gli sia accaduto nulla di grave" pensavo tra me e me. Con le gambe tremanti e con il cuore che mi batteva a mille all'ora mi feci coraggio e cominciai ad avvicinarmi. Nessuno faceva caso alla mia presenza, d'altronde, piccolo com'ero, chi vuoi che si accorgeva di un ometto tutto sporco di cenere e con il viso tinto dai tizzoni del forno. Iniziai ad incunearmi tra la folla fino a vedere mio padre disteso per terra tremante, come se fosse stato morso da un animale velenoso. Rimasi non so per quanto tempo ammutolito e con lo sguardo fisso nel vuoto. Qualcuno mi prese in braccio gridando "è 'u figlio, purtatelo a casa ". Solo dopo qualche tempo appresi che mio padre era rimasto fulminato da una scarica di corrente mentre riparava il motore di un nastro." Dopo essersi asciugato qualche lacrima, zì Ernesto riprende la sua storia. " All'età di diciassette anni cominciai a scendere nelle viscere della miniera a trasportare i sacchi di zolfo a spalla . Pensavo per ogni istante a mio padre, mi angosciava pensare che non c'era più ed ero rimasto solo a provvedere al sostentamento della famiglia. Nel 1926-27 ho lasciato l'attività per partire militare. Fui trasferito in Libia ove rimasi per circa due anni e, finalmente, nel 1930 tornai ad Altavilla riprendendo il lavoro alla miniera. Nel 1943, giorno indimenticabile, ci fu la visita di Benito Mussolini. Gli camminavo a fianco e non mi pareva vero. Mi sentivo orgogliosamente forte e pensavo: forse qualche giorno racconterò a qualcuno questo fatto straordinario". Quel giorno è arrivato.   

Ernesto Crescitelli