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All'inizio del secolo l'approvvigionamento idrico avveniva totalmente con impianti pubblici dislocati in vari punti del territorio altavillese. Ogni zona del paese aveva una fontana o un pozzo dal quale attingere l'acqua per i bisogni familiari. Gli abitanti del centro storico e della parte bassa del corso si recavano presso la "fontana di serino" posta lungo la discesa che porta al cimitero. Dalla "foresta", tramite un breve sentiero, le donne scendevano alla "fontana di seriniello". Le famiglie di via cimitero (oggi via F. Capone) attingevano l'acqua al pozzo comunale, ormai scomparso, situato ove oggi sorge l'ingresso del condominio di via Capone contraddistinto dal numero civico 88. Un altro pozzo comunale (u puzz 'a cumun) detto anche "puzzill" sorgeva all'inizio della salita che congiunge il viale S. Francesco (for a via nova) con la via De Sanctis (ncop 'u casin). La Fontana pič di Castello (a funtana a bascio) per la sua notevole portata d'acqua veniva usata per lavare "i panni". Un vero rito che veniva consumato tra canti ed il reciproco aiuto nello strizzare le lenzuola e le coperte. Pozzi e fontane pubbliche venivano intensamente e quotidianamente utilizzate fino alla fine degli anni 50 con un rituale che si tramandava da madre in figlia. La fila ('a veceta) diventava un momento d'incontro e, in qualche caso, di scontro con discussioni e violenti litigi. Il ritorno con la "conca" piena d'acqua portata in equilibrio sulla testa. La sosta per rifare "la sparra", lo straccio abilmente arrotolato che veniva posto, come un cuscino, tra la conca e la testa, e poi l'ultimo tratto verso casa sempre con quella caratteristica andatura cadenzata e sinuosa. Negli anni sessanta la rete idrica alimentava moltissime abitazioni del paese. Il comune provvedeva a fare installare numerose fontane per il ristoro del forestiero e per i bisogni di chi ancora non aveva l'"acqua in casa". Sulla pietra mazzuccatoia, davanti la Chiesa Madre, due in mezzo al corso, all'inizio di via De Sanctis, all' inizio del viale degli Eroi, in via M. Villani, in piazza Boara venivano installate le nuove fontane che non erano artistiche e non avevano proprio niente di bello; anzi, erano decisamente brutte e particolarmente goffe: un cilindro di ghisa alto poco pił di un metro per venticinque centimetri di diametro. In ognuna un fontanino posto nella parte alta erogava la preziosa acqua che andava a riempire le "conche" poggiate su un supporto circolare fissato nella parte bassa della colonna. I rubinetti di vario tipo: a vite o a pulsante, a sfera o con il pomello a molla avevano in comune la capacitą di far uscire l'acqua anche quando erano chiusi. Quante bevute sono state fatte sotto quelle fontane con quel getto d'acqua irregolare che finiva puntualmente per schizzare il volto rivolto verso l'alto. Anno dopo anno, una alla volta, sono scomparse quasi tutte. Ne restano soltanto due fuori dal centro abitato. Una dove la via Montevergine termina ed inizia la via per Ciriello e l'altra ai piedi di Carbocisi sulla strada che esce dal paese.
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