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settori con le sedie, nonostante fossero
in possesso dei preziosi permessi rilasciati dalla Santa Sede. I primi ad arrivare sono
stati gli autobus i cui passeggeri trovavano posto nel secondo settore di piazza S.
Pietro. Poco dopo scendevano dall'autovettura di servizio dell'Amministrazione provinciale
di Avellino il Presidente Franco Maselli ed il Sindaco di Altavilla Massima Maffei che
prendevano posto ai piedi del sagrato. Poco distante il gonfalone del nostro comune, con
la vivacità dei suoi colori, testimoniava la presenza di un intero paese pronto ad
esultare al nome del proprio Santo Martire. La grande piazza dello Stato Pontificio donava
la gradita sorpresa di tanti nostri compaesani che vivono lontano da Altavilla. I coniugi
Galliano Pasquariello e Annamaria Incecca da Mestre; Anna Rita Polcari, Alfredo Caruso, il
Giudice Manfredino Luongo ed altri da Modena; un autobus con molti altavillesi da Torino,
Ubero Mancini da Cisterna di Latina e, tra gli altri, Mario Villani che, vivendo a Roma,
oltre a fare gli onori di casa, risultava essere anche uno dei pronipoti del Santo. Alle
dieci in punto iniziava la messa solenne. Doveva essere l'occasione per un profondo
raccoglimento e di un'intensa preghiera, purtroppo la pioggia che riprendeva a cadere
provocava l'apertura di decine di migliaia di ombrelli e chi prima riusciva a vedere poco
finisce per provare le stesse sensazioni di chi si trova a viaggiare in un'affollata
metropolitana. Sono molti ad abbandonare la piazza, per trovare rifugio sotto il
colonnato, ignorando del tutto il rito liturgico che si stava celebrando tra le
meravigliose linee architettoniche del Michelangelo e del Bernini. Gli altoparlanti che
diffondevano la voce del Pontefice restavano l'unico punto di riferimento e si attendeva
con ansia il momento in cui sarebbe stato pronunciato il nome del Beato Alberico
Crescitelli per poter fare esplodere tutta la gioia e per testimoniare con fragore la
presenza della gente di Altavilla. Iniziava il Rito della canonizzazione: il Prefetto
della Congregazione delle Cause dei Santi, accompagnato da un avvocato concistoriale e dai
postulatori, si avvicinava al Santo Padre e chiedeva che si procedesse alla Canonizzazione
dei Beati Agostino Zhao Rong e 119
Compagni Martiri in Cina, di Maria Josefa del Cuore di Gesù, di Katharine Drexel e di
Giuseppina Bakhita. Non si poteva nascondere la delusione: il nostro Santo non era
stato nemmeno nominato e serviva a ben poco spiegare che tra i centodiciannove Compagni
del Beato Agostino Zhao Rong c'era anche il Beato Alberico Crescitelli. La speranza
di ricevere un cenno di saluto dal Santo Padre si riaccendeva quando veniva comunicata la
presenza della comunità spagnola di Vitoria dalla quale proveniva la neo Santa Maria
Josefa del Cuore di Gesù. La tremante voce del Papa, però, continuava fino alla fine del
rito ad ignorare la presenza degli oltre tremila pellegrini giunti dalla diocesi di
Benevento per vivere il tripudio per l'ascesa alla gloria degli altari dell'amato
conterraneo. Al termine della Santa Messa, poco dopo le tredici, delusione, amarezza e
sconforto venivano soffocati da un violento acquazzone che toglieva anche la voglia di
pensare nell'istintivo affanno di cercare un riparo. Dopo la tempesta, la quiete: il
pomeriggio offriva addirittura il sole. Era scampagnata: fontana di Trevi, piazza Navona,
piazza di Spagna e la stessa piazza S. Pietro con la porta Santa erano le mete preferite
in attesa dell'ora del ritorno. Alle diciotto e dieci partiva dalla stazione di S. Pietro
il primo dei treni speciali ed era proprio quello diretto ad Altavilla. Poco dopo
partivano i tre convogli diretti a Benevento. Alle diciannove da piazza Gregorio VII
riprendevano la strada di casa anche coloro che, con maggiore fortuna, avevano preferito
l'autobus al treno. Stava per volgere al termine una giornata in cui non tutto era andato
per il verso giusto e che solo per alcuni si concludeva felicemente. Molti altri, invece,
percorrevano la strada del ritorno schiacciati dal peso di inutili sofferenze ed assurde
umiliazioni. Sul treno della Ferrovia del 2000, intanto, si vivevano altre cinque
ore di un allucinante sferragliare dei vagoni interrotto sempre più spesso da lunghe
soste. Se da Roma a Caserta il viaggio si poteva definire accettabile, da Caserta ad
Altavilla la definizione di "penoso" poteva apparire come un elogio, non
pubblicizzabile, al servizio ferroviario. A fare un bilancio della giornata provvedeva,
con tutta la sua deliziosa innocenza, la giovanissima Corinne Giovanniello: "non
andrò mai più a Roma, nemmeno se faranno Santa mia madre."
Federico Musco
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