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Il terribile flagello della guerra per molti italiani è solo un ricordo e per i più giovani resta, addirittura, una nozione di storia. Il dramma dei dispersi, dei morti senza una tomba, resta il vivo monito di quel crudele momento. Furono in tanti che partirono per la guerra ricevendo dal destino la peggiore delle sorti: la vita stroncata senza ricevere nemmeno un sepolcro su cui piangere e pregare. E' Domenico Coscia che con profonda convinzione sottolinea l'esigenza di dotare la nostra comunità di un sacrario, un concreto simbolo del sacrificio di tanti altavillesi. Per il momento se ne conoscono solo trentadue, i cui nomi verranno incisi su un ceppo a perenne memoria, anche se si ha la convinzione che, oltre a questi caduti, ve ne siano altri non censiti. L'appello che viene lanciato da queste colonne è diretto a tutti i nostri compaesani sparsi in ogni angolo del mondo, a chiunque abbia notizie di giovani partiti per la guerra e che non hanno fatto mai più ritorno in paese. A 55 anni di distanza quelli che, fino a ieri, venivano definiti "dispersi", oggi hanno tutto il diritto di entrare a far parte di quell'eroica legione formata da coloro che donarono la loro esistenza per la Patria e che, più di tutti, meritano di ricevere un fiore, un pensiero, una preghiera, gli onori ed il ricordo di chi può oggi godere una pace costruita e alimentata dal loro sangue. Una grande croce di dodici metri svetterà dal punto più alto di contrada Belvedere per essere visibile, di giorno e di notte, da tutti i paesi della media valle del Sabato. Una luce che l'Amministrazione comunale ed i promotori dell'Opera Nazionale per i Caduti senza Croce stanno per accendere sul sito più bello del nostro territorio per offrire al futuro il segno tangibile della nostra riconoscenza per il sacrificio di quei figli che sicuramente avrebbero voluto sentire, nel sonno della morte, il dolce abbraccio di questa nostra terra. (F.M.)
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