ALTAVILLA mia

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Periodico di vita altavillese fondato nel 1981 da Federico Musco

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ALIMENTAZIONE
Cosa mangiamo?
Che cosa troviamo nel nostro cibo? Dai campi e dagli allevamenti arriva sulle nostre tavole una grande produzione di "cibo malato". 


di Filomena Rocco


Le sofisticazioni alimentari hanno come unico scopo la realizzazione di forti guadagni, purtroppo, a scapito del rispetto dell'ordine naturale delle cose che porta i pomodori a maturare d'inverno ed i cavoli a crescere d'estate. La natura, però, si difende e cerca sempre di ristabilire l'equilibrio violato e spesso  in maniera violenta, presentando un conto, che non di rado, è pagato in vite umane. Una pausa di riflessione è d'obbligo: che cosa stiamo facendo? Dove vogliamo arrivare? Per fortuna qualcuno, anche in questi tempi difficili, ha continuato ad operare, spesso schernito, in maniera responsabile e con coscienza ed ora comincia a raccogliere i frutti di tanto sacrificio anche grazie all'irresponsabilità dei sofisticatori a cui è sfuggita la faccenda di mano.  Ecco che si comincia a parlare dell'importanza di utilizzare i prodotti dell'agricoltura sana, quella biologica, che, più gustosi e di qualità superiore, hanno una maggiore capacità di conservazione, cioè durano di più senza marcire in modo strano. Che cosa troviamo, infatti, attualmente nel nostro cibo? Una grande varietà di sostanze che sono state immesse nelle diverse tappe che dai campi e dagli allevamenti lo hanno portato sulla nostra tavola. Innanzi tutto sostanze impiegate nella produzione del cibo: ormoni e antibiotici per il bestiame, pesticidi ed erbicidi per il raccolto dei campi; altre sostanze vengono poi impiegate nella raccolta e nella conservazione: colle, cere, lacche nelle scatole e nelle confezioni, agenti antigermoglianti in radici e tuberi. In tutto l'occidente è molto diffuso l'uso di potenti sostanze come i cosiddetti fattori di crescita ormonali, per esempio misture di estradolo e di progesterone. Il prezzo che gli umani pagano a questa produzione di cibo malato è altissimo. Negli ultimi anni le più autorevoli riviste scientifiche internazionali hanno dedicato numerosi articoli al fenomeno della cosiddetta "antibioticoresistenza", cioè all'emergere di numerosi ceppi batterici resistenti ai più comuni farmaci antibiotici. Gli scienziati non solo sono allarmati, ma parlano addirittura della necessità di aprire una nuova era , quella "post antibiotica", non nel senso che si potrà o dovrà fare a meno di antibiotici, ma che il loro uso dovrà essere molto limitato sia a casa sia in ospedale; che occorrerà scoprire nuovi antibiotici perché gli attuali sono praticamente un'arma spuntata; che dovremo dotarci di una nuova politica sanitaria che dia più spazio alla prevenzione. La causa di questa situazione estremamente critica è l'eccessiva assunzione di antibiotici, come farmaci ma anche come residui presenti nel cibo che mangiamo. La qualità dei prodotti dei campi, oltre che dalla presenza di residui chimici dipende anche dal loro contenuto in vitamine e oligoelementi, il momento in cui sono raccolti influenza in maniera notevole il contenuto di nutrienti e vitamine, queste vitamine, ad esempio, tendono ad essere presenti al massimo nei frutti raccolti maturi mentre la loro concentrazione diminuisce in rapporto al tempo di conservazione. Il moderno mercato, invece, ci mette in tavola prodotti che di naturale e di fresco hanno solo il nome. Arrivano dopo molti mesi di conservazione, carichi di conservanti, antimicotici, antigermoglianti, cerati e lucenti come un pavimento tirato a specchio: le mele sprattutto. Ma attualmente quanti tipi di agricoltura esistono e quali garanzie offrono? L'agricoltura Biologica esclude l'uso di prodotti chimici, fertilizzanti o pesticidi e si propone di incrementare la fertilità del terreno con metodi naturali. Utilizza concimi organici al posto di quelli chimici e usa prodotti di origine naturale per difendere le colture da parassiti e piante infestanti. Le colture vengono ruotate in modo da preservare la fertilità del terreno. L'agricoltura Biodinamica teorizzata da Rudolf Steiner è basata su una visione filosofica che prevede un'agricoltura esente da prodotti chimici o di sintesi, come quella biologica e basata sul rispetto dei ritmi cosmici di semina, coltivazione e raccolta. L'agricoltura convenzionale è quella tradizionale, tuttora la più diffusa in Italia basata in genere sulla monocoltura e sfrutta intensivamente il terreno utilizzando fertilizzanti e antiparassitari di origine chimica.L'agricoltura integrata si impegna a difendere le colture con l'impiego di insetti ed organismi naturali capaci di contrastare i parassiti e ricorrendo ai prodotti chimici solo in caso di effettiva necessità. I prodotti provenienti dall'agricoltura biologica e biodinamica attualmente vengono messi in commercio soprattutto dalle erboristerie con reparto di alimentazione naturale.