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partecipazione alla rivoluzione fascista. Al centro non più il simbolo della Patria, ma una semplice vasca con uno zampillo centrale e tanti altri che fuoriuscivano da un tubo circolare posto all'interno della stessa. Attorno alla fontana quattro grandi aiuole ospitavano fiori ed erba. In fondo al giardino veniva posta la statua su di un modesto basamento sul quale apparivano i nomi dei caduti delle due guerre. Quattro ordigni bellici, due bombe d'areo e due bombe navali, venivano collocate ai piedi del monumento come mute sentinelle. Tra i geometrici viottoli cresceva la gioventù e nella complice penombra dell'imponente statua, tra teneri abbracci e appassionati baci, venivano vissuti, da molti altavillesi, i giovanili amori per quasi quaranta anni. Nel 1990 l'amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Umberto Bruno, dava il via alla costruzione del nuovo monumento progettato dal giovane architetto romano Maurizio Castelli. La realizzazione, purtroppo, nasceva male per finire peggio. I lavori affidati ad una ditta di Benevento, vincitrice della gara d'appalto, vengono di fatto realizzati da altra ditta con un sub appalto non autorizzato. L'intervento della Polizia Municipale interrompe, opportunamente e drasticamente, i lavori ponendo fine ad un'attività non consentita dalla cosiddetta "legge anticamorra". I lavori vengono continuati dalla ditta Romeo di Benevento che li porta a termine in breve tempo, ma i materiali scadenti usati e la non perfetta realizzazione dell'opera vengono prontamente contestati dall'amministrazione comunale. Nasce, così, un contenzioso che non troverà mai fine per il fallimento della ditta Beneventana. Dieci anni sono trascorsi da allora e, se anche durante questo periodo il monumento ha svolto la sua funzione sociale ospitando tantissime manifestazioni, non si è mai avuto l'ultimazione. La fontana artistica, con la sua forma cubica, non ha mai sprizzato una goccia d'acqua restando in questi anni solo uno strano oggetto misterioso ai margini del monumento e le vasche a cascata sono state riempite solo occasionalmente per le feste d'agosto per lenire l'arsura degli assetati pellegrini. Ogni giorno che passava dimostrava tutta la giustezza della contestazione dell'opera da parte dei nostri amministratori. Il marmo delle fioriere cadeva a pezzi e solo robusti fili d'acciaio riescivano ad evitare il peggio. Il rivestimento degli scaloni si sbriciolava e i cubetti di porfido si staccavano giorno dopo giorno. Ormai quello che doveva rappresentare la più alta espressione della gratitudine di un paese ai suoi figli morti in guerra si trasformava in un pericolo quotidiano per i tanti bambini che vi giocavano e per tutte le persone che lo attraversavano per recarsi sulla casa comunale. L'assessore ai lavori pubblici Mario Vanni difende con convinzione la scelta dell' attuale amministrazione comunale di ristrutturare radicalmente il monumento affermando che quanto si sta andando a realizzare non vuole essere una mortificazione della progettualità di precedenti amministratori, ma la constatazione che ogni intervento di ripristino superficiale sarebbe stato solo un palliativo e come tale un' inutile spesa per la collettività. Umberto Bruno, dal canto suo, difende la sua creatura sottolineando che andavano realizzati solo i lavori necessari alla sostituzione dei materiali da sempre riconosciuti inadeguati ed il completamento di tutte le opere che avrebbero portato al funzionamento delle cascate e della fontana artistica: opere, queste, che nel nuovo progetto sono addirittura scomparse trasformando l'operazione di "lifeting", preannunciata dall'assessore ai lavori pubblici, in una nuova opera anche se eseguita ad immagine e somiglianza di quella precedente. Intanto la gente guarda e osserva incuriosita la nascita del nuovo monumento mentre alcuni giovani chiedono di vedere il progetto esposto fino a poco tempo fa nel cortile del Comune. Mariolino Rossi, che vive a Padova da molti anni, mentre consuma in paese le ultime ore del ponte di fine aprile, tra le ombre della sera, fissa pensieroso il cantiere e tra ricordi e nostalgia esclama:"Forse era meglio lasciare il vecchio monumento con le sue aiuole e la fontanella al centro".
Federico Musco
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