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Sembra una lettera come le tante che arrivano al nostro giornale. Uno dei tanti emigrati che manifesta il proprio apprezzamento per questo periodico. Sicuramente sarebbe stata riposta, insieme a tutte le altre, se non fosse emersa la precisa volontà del nostro compaesano Pellegrino Rossi, da 50 anni in Australia, di rendere pubblico il suo malessere e la sua rabbia. Una lunga lettera con la quale viene fornito un ampio, quanto amaro, consuntivo della sua vita vissuta lontano dal proprio paese. Racconta della sua infelicità, della sua vita di emigrato, dei suoi sogni mai realizzati, del suo grande amore per Altavilla e per l' Italia. Era il 1952: Pellegrino Rossi aveva venti anni e, come tanti altri giovani, lasciava Altavilla per andare in Australia che in quel periodo offriva grandi possibilità di lavoro. I racconti di chi vi viveva da qualche anno incoraggiavano ad intraprendere il lungo viaggio per raggiungere quella giovane terra piena di risorse e di un sicuro lavoro. Gli "atti di richiamo" si susseguivano ad un ritmo incalzante e giorno dopo giorno il paese si spopolava. Nella valigia poche cose, quasi l'indispensabile, nella mente tanti sogni e tante speranze. Un mese sul mare. Il mediterraneo, il canale di Suez, l'immenso oceano e il passaggio dell'equatore che segnava l'ingresso nell'emisfero australe. Un altro mondo che poteva rappresentare la svolta alla difficile vita del paese fatta di povere cose. A distanza di cinquanta anni Pellegrino Rossi si guarda indietro e ricorda gli anni trascorsi in quella terra e nella commovente lettera inviata alla redazione di "Altavilla mia e dintorni" grida tutta la sua rabbia per una vita fatta di duro lavoro e di grandi, quanto inutili, sacrifici. L'amaro sfogo di chi si è ritrovato a vivere in un mondo tanto diverso da quello che aveva sempre sognato…... "Gentilissimo Federico, ho letto il periodico mensile di Altavilla e dintorni. E' sempre bellissimo e tanto apprezzato. Fa sempre piacere ricevere notizie, buone o cattive, della nostra Altavilla e la nostra cara Patria. Mi piacerebbe ricevere sempre il tuo giornale, ma la pensione che questi mascalzoni ci mandano dopo che io e mia moglie abbiamo lavorato un vita intera e di £ 1.200.000 al mese e qui la tredicesima non esiste. Una somma che non è adeguata nemmeno per soddisfare i bisogni primari per una vita dignitosa. Adesso che hanno introdotto il G.S.T. (n.d.r.: corrispondente dell'I.V.A.) il costo della vita è diventato semplicemente vergognoso per questa nazione e pensare che molti di noi hanno dato il fiore della gioventù. Molto probabilmente nella tua breve permanenza in questa terra non hai potuto percepire questa grave situazione e come le cose stanno veramente. Quando qualcuno viene dall'Italia tutti si mettono a disposizione e non mostrano le difficoltà della vita quotidiana. Noi tutti abbiamo perso tutte le affinità della nostra terra che lasciammo quaranta o cinquanta anni fa. A dire il vero non siamo riusciti ad imparare la lingua inglese ed il bello è che abbiamo dimenticato anche quel poco che sapevamo dell'italiano. Siamo come "zombi" in letargo da cinquanta anni. Sono rimasto molto colpito dall'articolo della vostra collaboratrice Jenny Centrella che ha parlato della sua brevissima esperienza australiana. A casa dei suoi zii Antonio e Maria abbiamo letto l'articolo e ci siamo emozionati. Con suo zio Antonio viaggiammo sulla stessa nave nel lontano 1952. Era la nave "Ravello". Caro Federico ti prego di dire a Jenny di non rimpiangere questa terra. Io certamente me ne pento che non me ritornai e ormai per me è troppo tardi. Cinquanta pagine come questa non basterebbero per spiegare la ragione per cui dico questo. Qui i figli e i genitori non hanno niente in comune, parlano due lingue diverse e quel che si dicono è mezzo storpiato, poi con i nipotini fa pietà sentirli. Se consideriamo le immense risorse di questa terra e la popolazione che è di solo diciotto milioni di abitanti, bisogna affermare che l'Italia con i suoi 60 milioni e passa abitanti sta molto meglio di questa nazione assillata da mille problemi. Insomma questo paese è una "Pandora box" (n.d.r. Vaso di Pandora). P.S.: Caro Federico scusa del mio povero italiano, sono nato sulla Madonna del Carmine e feci solo la quinta elementare nel 1945/46. Salutami la mia parente Avv. Mena Sole."
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