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Date: 30 ago 2010
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Con lo sdoganamento di Roberto Sarti, promotore finanziario di Altavilla Irpina, condannato il 19 novembre 2008 dal Tribunale di Salerno nell'ambito della vicenda sulla Curia salernitana, la Consob ha mostrato tutte le sue lacune e la sua incapacità a difendere i risparmiatori. Nonostante le gravi e circostanziate accuse nei confronti del promotore finanziario, emerse da una indagine della Guardia di Finanza, conclusasi lo scorso giugno; nonostante le indagini svolte dai carabinieri di Chiusano San Domenico che hanno portato ad una denuncia "per truffa ed appropriazione indebita di capitali d'investimento in denaro, falsità materiale commessa dal privato, nonché esercizio abusivo di attività finanziaria priva di specifica autorizzazione", la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa si è guardata bene dal prolungare la sospensione inflitta, all'indomani del processo salernitano, a Roberto Sarti (delibera n. 16895 del 19 maggio 2009 , scadenza giugno 2010, N.d.R.), che ora continua, alla luce del sole, a svolgere il proprio lavoro. Ma cosa ancora più strana e, francamente, preoccupante è il silenzio che giunge dagli uffici del Tribunale di Avellino dove, evidentemente, non alberga 'Nessun dorma', la celebre romanza della Turandot di Puccini. In qualche stanza di Piazza d'Armi, in qualche scaffale della Procura giacciono i faldoni che contengono tutta l'indagine svolta dalla GdF a carico di Roberto Sarti. Un rinvio a giudizio per colui che ha dissanguato le tasche e rovinato i sogni di centinaia di persone che tarda ad essere emesso. Perché? Quali i motivi di tale ritardo? Non lo sappiamo; sappiamo che a settembre il nostro giornale busserà alla porta del Procuratore per capire dove e perché l'iter amministrativo si è bloccato. 'Carneade! Chi era costui?' Nell'incipit dell'ottavo capitolo de 'I Promessi Sposi', Don Abbondio, uno dei protagonisti del romanzo manzoniano, è nella sua stanza che legge un panegirico in onore di San carlo Borromeo e all'interno del quale è menzionato il filosofo. È a questo punto che esclama tra sé e sé la lapidaria battuta, destinata a diventare a suo modo famosa e a condizionare molte biografie di personaggi considerati, appunto, sconosciute. Anche per molti campani Roberto Sarti era un 'carneade', uno dei tanti promotori finanziari che tentava di farsi strada in questa professione. Esce dal guscio dell'anonimato quando incontra Giovanni Lizza, stringe rapporti con Graziano Compagna e Sandro Tiso, ed entra nel giro che conta. La rapida ascesa di Sarti si infrange quando il giudice Elisabetta Boccassini lo condanna, in prima istanza, ad un anno e due mesi. Secondo la tesi accusatoria, accolta dal giudice, il sacerdote Generoso Santoro, ex presidente dell´Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero deceduto il 23 febbraio 2009, avrebbe , con l'aiuto di Giovanni Lizza e Roberto Sarti, "indotto, con raggiri ed artifizi" una donna"a stipulare tre contratti di mutuo del valore di 910 milioni di vecchie lire con l'istituto, quando l'istituto stesso era all'oscuro di tutto". Ma mentre il primo (Giovanni Lizza) patteggia per evitare di andare in giudizio, il secondo (Roberto Sarti) viene condannato lo scorso 19 novembre ad un anno e due mesi. Non voglio soffermarmi su questa vicenda ma sulla sua attività di promotore finanziario di belle speranze che lo ha trasformato in sanguisuga dei risparmi di tanti cittadini campani, e non solo. Roberto Sarti e la Remar Sim E' vero, come abbiamo scritto in diverse occasioni che l'attività svolta all'ombra della struttura ecclesiastica salernitana si interseca con quella di agente della Remar Sim, società bresicana messa in liquidazione nel dicembre 2006. Ma cercheremo di scindere i due filoni, sperando di riuscirci. A far decollare l'attività del giovane promotore finanziario è una ramificazione fatta di conoscenze, amicizie e parentele. La sua è una famiglia conosciuta e rispettata ad Altavilla cosa che gli garantisce un credito di immagine. Gli amici lo fanno conoscere ad altri amici, ne tessono le lodi e le capacità di moltiplicare i pani e i pesci. Il bubbone scoppia quando inizia a girare la notizia della condanna. Molti chiedono il rientro delle somme investite. Troppi. Sarti non riesce ad accontentare tutti. I primi investitori riescono ad uscire dal giro senza perdere nulla. Alcuni attendono speranzosi. Pochi presentano denunce circostanziate. Basta per mettere in moto la macchina della giustizia. Le indagini svolte dalla GdF di Avellino mettono a fuoco la truffa perpetrata da Sarti ai danni di numerosissimi cittadini. Sarti e la Procura di Avellino Interrogatori,verifiche, controlli, documentazione, indagini scrupolose svolte nell'arco di moltissimi mesi costituiscono la voluminosa documentazione su Roberto Sarti. E' un atto d'accusa messo in piedi da quei cittadini che non hanno avuto timore di denunciare le magagne del promotore finanziari di Altavilla Irpina. Ora sono quelle stesse persone che chiedono giustizia, che invocano un intervento deciso della Procura di Avellino, che invitano a non tirare il freno e a dare un senso alle denunce presentate. Probabilmente non avranno la restituzione di tutti i soldi investiti ma avranno contribuito a fermare questa macchina infernale. Consob e Procura devono avere il coraggio di prendere posizione su Roberto Sarti. La prima intervenendo con una sanzione ben più pesante della 'sospensione'; la seconda, condannando in modo esemplare chi ha raggirato centinaia di onesti cittadini. Scelte che servirebbero anche come deterrente nei confronti dei tanti 'Sarti' che ci sono in Campania e sul nostro territorio nazionale.