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Da: Diariosette
Date: 01 set 2010
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Chi protegge Roberto Sarti? Per il rinvio a giudizio del promotore finanziario si aspettano le decisioni del sostituto procuratore incaricato delle indagini – Le preoccupazioni e le attese dei tanti cittadini truffati Salerno, (1 settembre 2010).- Chi protegge Roberto Sarti? La domanda, chiara e diretta nella sua semplicità, sorge spontanea; la risposta, invece, ha diverse variabili: personaggi politici irpini, grand commis del mondo industriale e della pubblica amministrazione, giornalisti. Sta di fatto che, nel corso di due anni abbiamo scritto numerosi articoli sul promotore finanziario di Altavilla Irpina, abbiamo percorso tutta la sua attività lavorativa: dai primi rapporti con la Remar Sim, società bresciana messa in liquidazione nel dicembre 2006, alla frequentazione con Giovanni Lizza, Graziano Compagna e Sandro Tiso ( socio di maggioranza, il primo, e presidente il secondo, della Ibs Forex, società di brokeraggio il cui crack ha mandato sul lastrico numerosi risparmiatori e creato non pochi patemi d'animo a diversi enti locali); dai viaggi a Lugano alla prima condanna comminata dal Tribunale di Salerno, il 19 novembre 2008; dalla sospensione deliberata dalla Consob nel maggio 2009, per un periodo di un anno, ai diversi processi civili aperti in territorio campano; dalle indagini svolte dai carabinieri di Chiusano San Domenico, che hanno portato ad una denuncia "per truffa ed appropriazione indebita di capitali d'investimento in denaro, falsità materiale commessa dal privato, nonché esercizio abusivo di attività finanziaria priva di specifica autorizzazione", a quelle della GdF di Avellino. Montagne di faldoni, contenenti accuse specifiche sulla truffa perpetrata da Roberto Sarti ai danni di centinaia di cittadini, informazioni dettagliate, registrazioni e articoli di giornale hanno riempito gli uffici avellinesi delle Fiamme Gialle. Tutto, finora, senza alcun risultato rilevante fatta eccezione per la chiusura delle indagini della GdF. Tant'è che, dopo un lunghissimo silenzio, si torna a parlare di Sarti anche su 'Chiacchiere altavillesi'(rubrica del giornale online 'Altavillamia.it'), che, fino allo scorso anno era la piazza virtuale dove ogni malcapitato avevano modo di raccontare la propria disavventure e maledire il giorno in cui aveva incontrato Sarti. Dopo un lungo silenzio i 'sartigabbati' tornano, non certo con la stessa frequenza, a parlare di Roberto Sarti. Il 17 giugno, un anonimo scrive, "non fermiamo l'onda che si muove contro Sarti. Uniamoci e diamo forza alle nostre voci, trasformiamoci in uno Tsunami e distruggiamo Sarti moralmente e socialmente perché non porti più a nessuno alcun nocumento economico". E' il mese in cui si avviano a conclusioni le indagini della GdF. Ma c'è anche chi spegne le speranze dei truffati e, sempre a giugno e in forma anonima scrive: "inutile sperare, non riavremo nemmeno 1 euro di cioccolata. Per citare un indimenticabile film, caro Roberto Sarti ti dico che 'avremo la nostra vendetta in questa vita o nell'altra'. Personalmente ti auguro solo di avere una vita di rimorsi e di perdere l'affetto di tuo figlio, l'ennesima vittima innocente del padre snaturato che sei". L'anonimato è una costante per queste persone derubati dal faccendiere altavillese. Anonimato per noi ma non per il direttore del giornale e per gli inquirenti che dovrebbero poter risalire all'IP del computer dal quale sono partite le comunicazioni. Da questa noiosa litania di minacce fatte da chi ama lanciare il sasso ma nascondere la mano e, conseguentemente, il volto ed il nome emerge Cinzia Tomeo che il 7 luglio scorso decide di lasciare un messaggio sul sito. "Non sono una anonima", chiarisce Cinzia che tempo fa rilasciò una intervista al nostro giornale. Oggi, aggiunge, "rileggo con amarezza i commenti su Sarti e mi chiedo come sia possibile che nei confronti di tante testimonianze di truffati provenienti da tutta Italia non si riesca a sgominare questa rete di soggetti a chiuderli in gabbia". Sarti e i suoi amici hanno truffato "persone che oggi si trovano a dover fare i conti con il proprio incredibile destino per aver creduto alle infamie di un essere senza scrupoli; per aver sacrifica il proprio lavoro mettendolo in mano ai ladri autorizzati". E conclude dicendo di condividere "la lotta" di quanti non vogliono " lasciar morire la speranza di avere un po' di giustizia". Tre giorni dopo ancora un contributo postato in forma anonima. "Non è vero che i soldi non si recuperano, due persone hanno già ottenuto la restituzione attraverso una sentenza, avevano iniziato cinque anni fa a denunciare e non a chiacchere ma attraverso i legali e ora hanno perlomeno ottenuto il capitale". Invita a non "piangersi addosso" a non "maledire e madonnare" perché "serve a poco". A noi non piacciono le persone che hanno paura di esporsi ma l'autore di quest'ultimo contributo ha ragione; i gabbati, i truffati non possono continuare a rimuginare sulle malefatte di Sarti, sul denaro che hanno perso ( il giro dovrebbe superare i due milioni di euro, N.d.R.) per aver avuto fiducia promotore finanziario ritenuto, a torto, un amico, una persona di famiglia, una persona onesta. Bisogna uscire allo scoperto: fare pressioni sulla Procura di Avellino, che sembra voler prendere tempo; capire se e quali siano le tutele politiche di cui gode Roberto Sarti; scrivere una lettera alla Consob per rappresentare la situazione e sollecitare una nuova procedura sospensiva; verificare perché le indagini svolte dai carabinieri di Chiusano San Domenico hanno seguito un percorso parallelo rispetto al lavoro concluso dai finanzieri di Avellino; infine convocare una conferenza stampa e organizzare un flash mob dinanzi agli uffici del tribunale irpino. E' questa la strada da seguire, non solo per avere giustizia ma, anche, per impedire che altri cittadini cadano nella rete di Roberto Sarti.