STORIE DI MINIERA RACCOLTE DA LUIGI PAGNOZZI

GENNARO COVIELLO Racconta….
La tragica morte di Antonio Varricchio. Quattro anni prigioniero in Germania.

"La mia lunga militanza all'interno della miniera è iniziata nel lontano 1939. Avevo appena 17 anni quando iniziai ad assaporare la dura fatica del minatore, per poche lire al giorno che appena bastavano per mandare avanti la famiglia. Ricordo il mio primo giorno di lavoro, subito nelle viscere della terra ad una profondità di alcune centinaia di metri. Faceva tanto caldo, quasi si soffocava se non ci fossero stati dei tubi che portavano un poco d'aria fresca dall'esterno. Si lavorava a dorso nudo, i piedi scottavano dal caldo, ogni tanto trovavo riparo in un cunicolo più fresco. Avrei tanto voluto abbandonare quel posto, quanto potrò resistere mi domandavo mentre spingevo il carrello pieno di zolfo. Sono rimasto fino al 1942 quando sono emigrato in Germania alla ricerca di un lavoro meno "pesante" ma, chi l'avrebbe mai detto che è proprio vero che non bisogna cambiare la via vecchia per la nuova. Quì per colpa della guerra sono rimasto bloccato quale "prigioniero civile" fino al 1945 quando sono tornato in Italia, nella mia Altavilla, di nuovo giù in miniera." La voce di zi Gennaro a questo punto si fa rauca, commovente e con una lacrima che bagna le sue vecchie rughe continua a raccontare. " Un giorno ero in compagnia di Antonio Varricchio per controllare il puntellamento dei cunicoli. Con una barra smuoveva  le pietre penzolanti che non erano cadute durante la esplosione e, durante una di queste operazioni, gli cadde addosso una montagna di detriti. Con altri compagni accorsi e con la sola forza delle braccia cominciammo a rimuoverli fino a consumarci i polpastrelli delle dita. Dio mio fa che è ancora vivo ripetevo tra me e me. Finalmente riuscimmo a tirarlo fuori ma subito mi accorsi che non c'era più nulla da fare.  Con le lacrime agli occhi, non so per quanto tempo sono rimasto a guardarlo lo adagiammo su di una panca di legno e poi con un carrello lo portammo in superficie dove gli diedi l'ultimo saluto. Addio Antonio sei stato per me un maestro di vita e di lavoro non ti dimenticherò mai. Un altro giorno che rimarrà indelebile nella mia mente  fu il giorno dell'alluvione. Fummo avvisati dal direttore "currite usciti fuori è arrivata l'acqua" Cominciai a correre, ero quasi giunto alla discenteria ma venni bloccato dall'inondazione. Riparai vicino ad un respiratore e con una fune venni tirato all'esterno, alla luce, alla vita. Ringrazio ancora oggi tutti quelli che nel frattempo erano giunti dal paese e tra questi non potrò mai dimenticare Don Pacino De Palma parroco di Altavilla Irpina. Un grazie di cuore va a chi ancora oggi, a distanza di tanti anni non si è dimenticato di noi minatori che tanto abbiamo dato ma poco abbiamo ricevuto.

Gennaro Coviello

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