STORIE DI MINIERA RACCOLTE DA LUIGI PAGNOZZI

Giuseppe Cavaliere Racconta….
Si asciuga le lacrime ed esclama "facite na tazza e cafè". La tragica morte di Brillante Bruno. "Era d'inverno, il freddo era pungente ma non m'importava".
(N.d. r: La storia è stata raccontata nel mese di maggio del 2002, ad Agosto "zio peppe" è deceduto)

"Avevo quasi vent'anni, quando ho iniziato a lavorare per la miniera SAIM. La mia attività era quella di "arditore", ero addetto ai forni, luogo in cui veniva fuso lo zolfo e poi fatto colare in appositi contenitori detti "pani". Nel Novembre del 1942, a guerra iniziata, ho dovuto lasciare il lavoro e sono partito volontario, aggregato alla Croce Rossa Italiana con distaccamento in  Pozzuoli, dove sono  rimasto per circa quattro anni, per una misera paga di 14 lire al giorno. Al ritorno in Altavilla, ho ripreso subito la mia attività, giù alla grande fabbrica, con i soliti turni, le solite facce e soprattutto con i soliti timori e paure. " Zi Peppe è seduto su di una sedia, vicino ad una stufa a gas, con a fianco la moglie che l'ascolta in attento silenzio e man mano che continua col suo racconto, noto che la sua voce ha qualcosa di diverso, il tono si fa rauco, l'espressione emozionata, lenta, vedo qualche goccia che si affaccia dai suoi occhi stanchi, caccia il fazzoletto dalla tasca, si asciuga le lacrime ed esclama "facite na tazza e cafè" poi riprende. "Non so che giorno era, ricordo faceva molto freddo, forse era Novembre o Dicembre, non so bene, la memoria non è più quella di una volta. Mi trovavo insieme al mio compagno Bruno Brillante nei locali dei forni, in attesa di colare lo zolfo. D'un tratto sono stato attraversato da una strana sensazione mai sentita prima, la mente pensava a qualcos'altro, eppure stavo lì col mio amico in attesa di aprire i forni". A questo punto zi Peppe non ha più la forza di andare avanti, il pianto si fa ininterrotto, poi si fa coraggio e riprende. "Vai Bruno puoi aprire pare pronto". Appena aperta la porta di ferro, il povero Bruno veniva investito da una fiammata, mista ad un fortissimo odore di acido che lo colpì in pieno viso e scaraventato a pochi metri di distanza con la faccia completamente bruciata. Bruno, Bruno per carità rispondimi continuai a gridare. Currite Bruno è muorte,  continuando a rimanere al suo fianco, in attesa di un miracolo che non si è mai verificato. Gli piegai le mani sul petto, mi feci il segno della croce ed attesi l'arrivo dell'ing. Galeotti. In un ufficio fu allestita la camera ardente, non riuscivo a capacitarmi di quello che era successo. Era d'inverno, il freddo era pungente ma non m'importava, pensavo ad altro, pensavo a quella povera anima che aveva dato la vita per il lavoro e che presto sarà dimenticata. Chi sarà il prossimo mi chiedevo. Addio Bruno ti ricorderò per sempre, sarai sempre nel mio cuore, aiutaci nel nostro lavoro e che il tuo sacrificio non sia stato inutile. Mentre la bara si allontanava portata a spalla tra la fitta nebbia fino a scomparire. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, rivivo nelle notti quei momenti tragici…"

Giuseppe Cavaliere

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