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"La mia attività lavorativa alle dipendenze della Miniera SAIM inizia nel lontano 1930, quando a soli 15 anni ho incominciato a lavorare con i cosiddetti lavori stagionali da Febbario ad Agosto. Nonostante la mia giovanissima età, sentivo sulle spalle tutto il peso della responsabilità per contribuire al mantenimento della famiglia composta da ben undici persone, tra fratelli, sorelle e genitori. Si sopportava di tutto, a cominciare dal grande caldo sprigionato dalle rocce di zolfo, conscio che dopo due settimane di pesante lavoro avrei guadagnato dalle 70 alle 80 lire . Nel 1935, sono stato assunto in maniera definitiva con la qualifica di "Cavallaro", trasportavo il minerale estratto dall'ingresso delle gallerie fino alla griglia con i cavalli. Per quindici anni consecutivi i miei veri amici e collaboratori sono stati dei quadrupedi ai quali sono stato veramente molto affezionato, curandoli e rincuorandoli nei momenti difficili. Ricordo come se fosse ieri la visita del Duce, tenne un intenso discorso nello spiazzale assicurandoci il suo impegno per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Si fermò per il pranzo. Un bel ricordo davvero." A questo punto, nel tono di voce di zì Pietro ho cominciato a notare un senso di tristezza, forse stava per raccontare qualcosa di indelebile nella sua mente, infatti continuando nel suo racconto. . . . " Non potrò mai dimenticare il giorno dell'alluvione, fummo assaliti all'improvviso da quella forza impetuosa. L'acqua aveva già invaso le discenderie. Le voci si susseguivano, le grida di aiuto arrivavano da ogni parte, siamo rimasti per alcuni minuti imbarazzati ma nello stesso tempo incapaci di organizzarci, non sapevamo cosa fare, da dove iniziare l'opera di salvataggio. Con le funi abbiamo tirato in superficie molti compagni di lavoro che erano rimasti intrappolati nelle viscere della miniera, ancora porto sulle mani i segni di quella impari battaglia. Ricordo Don Pacino che per primo era giunto appena saputa la notizia ed il buon Armando Musco, non dimenticherò mai il loro alto senso di solidarietà. Ci fu poi l'occupazione della fabbrica per ben quattro mesi per "combattere" contro il licenziamento di 150 operai, nonostante la carica delle Forze dell'Ordine, riuscimmo nel nostro intento, nessuno fu licenziato, anche grazie al rappresentante Emilio Tartaglia, nostro sindacalista. Certo si lavorava in condizioni molto precarie, fatevi conto che dalla instaurazione della miniera e parliamo della seconda metà del 1800 e fino a quando sono andato in pensione, la Miniera ha falciato circa 200 vittime. Dopo ben 35 anni di duro lavoro sono stato collocato a riposo.
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