STORIE DI MINIERA RACCOLTE DA LUIGI PAGNOZZI

Giuseppe Picariello Racconta
Il tragico sogno dell'alluvione. La tragedia che costò la vita ad Alberico Forni: "non c'era più nulla da fare. Lo liberai, gli misi le braccia sul petto e….."

" Già so che quel che andrò a raccontare ha dell'incredibile ma, purtroppo, ha segnato tutta la mia esistenza in modo indelebile e mai avrei pensato che un giorno avrei raccontato ad altri ciò che per anni ho tenuto nascosto nel mio cuore. Ero giovanissimo e la mia vocazione era stata sempre quella di diventare Missionario in chissà quale terra sperduta dell'Africa o dell'estremo Oriente. Iniziai gli studi presso l'Istituto Benedettino di Monte Cassino, mancava poco per prendere Messa ma, ahimè, in seguito a spiacevoli eventi succedutisi in seno alla mia famiglia, dovetti abbandonare gli studi e tornare in Altavilla. Nel giro di pochissimo tempo persi tre fratelli e mia madre, per cui dovetti rimboccarmi le maniche e provvedere al sostentamento della famiglia. Fui assunto alla miniera Saim quale manovale, era esattamente il 28 Dicembre 1928. Dopo una dura giornata di lavoro, avevo guadagnato ventotto lire. Durante la notte tra il 18 ed il 19 Ottobre 1961, ricordo, feci uno strano sogno, qualcuno mi suggerì di "Non andare in miniera, avverti i tuoi compagni di non scendere nei cuniculi ".  Mi precipitai giù alla miniera ed avvisai l'Ing. Bruno Galeotti che quella mattina dovevano essere sospesi i lavori di estrazione dello zolfo. L'invito rimase inascoltato nonostante le insistenze e tutti voi ben sapete cosa poi successe. Alle ore 9.30, la miniera fu invasa dall'acqua ed ancora oggi molti miei compagni, portano i segni di quella immane tragedia. L'Ing. Galeotti si precipitò verso di me e con voce spezzata dal pianto mi disse " Ma come facevi a sapere una cosa del genere, chi ti ha avvisato" Ancora oggi, a distanza di oltre quarant'anni non ho mai saputo dare una risposta. " Zi Peppe, si ferma un attimo, fa un profondo sospiro poi con tono rauco riprende a raccontare." Non so bene che anno era ( n.d.r: la sciagura mineraria che viene raccontata avvenne il 7 marzo del 1933) ricordo solo che ero in compagnia di Alberico Forni intenti a puntellare un passaggio. Mi allontanai pochi metri per bere un sorso d'acqua e per respirare un po' d'aria fresca proveniente dai tubi dall'esterno. In pochi secondi successe il finimondo, tutta una parete era crollata, non riuscivo a respirare, gli occhi mi bruciavano dalla polvere, non riuscivo ancora a rendermi conto di quello che era successo. Furono attimi interminabili, quando la polvere si disperse, vidi solo un cumulo di macerie, cominciai a gridare  " zi Alberico addò site rispunnitemi". Niente nessuna risposta. Cominciai a scavare a mani nude, le dita si erano insanguinate e quando ormai ero giunto allo stremo delle forze, notai il corpo del mio compagno. Non c'era più nulla da fare. Lo liberai, gli misi le braccia piegate sul petto e..............."
Zi Giuseppe non ha più la forza di riprendere il suo racconto.


Miniera S.A.I.M.: Piazzale F. Capone e palazzina uffici

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